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	<title>Tavola della Pace Valle Brembana - Circolo &#34;Peppino Impastato&#34; &#187; Rete Italiana per il Disarmo</title>
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	<description>Associazione di promozione sociale</description>
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		<title>Ipotesi di ingenti forniture di armi all’Egitto</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 17:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Rete della Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Italiana per il Disarmo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ipotesi di ingenti forniture di armi all’Egitto: per Rete Disarmo e Rete Pace sono inaccettabili e in contrasto con la legge vigente.  Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace chiedono al Ministro degli Esteri di riferire in Parlamento e invitano &#8230; <a href="http://www.tavolapacevallebrembana.org/2020/06/05/649/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>Ipotesi di ingenti forniture di armi all’Egitto: per Rete Disarmo e Rete Pace sono inaccettabili e in contrasto con la legge vigente. </strong></p>
<p><strong>Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace chiedono al Ministro degli Esteri di riferire in Parlamento e invitano tutte le forze politiche a manifestare la propria contrarietà alle nuove forniture militari all’Egitto.</strong><br />
<a href="http://www.tavolapacevallebrembana.org/wp-content/uploads/2020/06/libia-guerra.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-650" alt="Libyan rebels wave their flag on top of" src="http://www.tavolapacevallebrembana.org/wp-content/uploads/2020/06/libia-guerra.jpg" width="456" height="201" /></a><br />
“Inaccettabile, oltraggiosa e in aperto contrasto con le norme sancite dalla legge vigente”. Così <strong>Rete italiana per il disarmo</strong> <strong>e Rete della Pace</strong>definiscono la possibile imminente autorizzazione (segnalata da organi di stampa) da parte del Governo italiano di<strong> ingenti forniture militari alle forze armate dell’Egitto</strong>. “E’ <strong>inaccettabile</strong> che venga rilasciata la licenza ad esportare un ampio arsenale di sistemi militari ad un paese come l’Egitto che, schierato a fianco dell’autoproclamato Esercito nazionale di liberazione libico (Lna) del generale Khalifa Haftar, da anni sta destabilizzando ogni negoziato per la pacificazione in Libia. E’ <strong>oltraggiosa</strong> sia nei confronti della memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano barbaramente assassinato in Egitto e sulla cui morte le autorità egiziane non hanno mai contribuito a fare chiarezza, sia nei confronti di tutti coloro – oppositori politici, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani – che vengono perseguitati perché non sono graditi al regime imposto dal generale al-Sisi, come dimostra anche il caso di Patrick Zaky”.<span id="more-649"></span></p>
<p>La legge n. 185 del 1990 non solo <strong>vieta esplicitamente le esportazioni</strong> di armamenti verso i Paesi i cui  governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, ma prescrive che l’esportazione di materiale di armamento e la cessione della relative licenze di produzione “<strong>devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia</strong>”. Proprio per questo è indispensabile che il Governo, ed in particolare il Ministero degli Esteri che ha titolarità su questa materia, riferisca urgentemente in Parlamento riguardo al rilascio dell’autorizzazione di nuove e consistenti forniture di sistemi militari all’Egitto.<br />
Nelle scorse settimane, diverse ed autorevoli fonti di stampa hanno infatti dato notizia di un’ampia commessa militare da parte dell’Egitto: si tratterebbe non solo delle due fregate Fremm attualmente in dotazione alla Marina miliare italiana (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi), ma anche di altre quattro navi e 20 pattugliatori che potrebbero essere costruiti nei cantieri egiziani. Inoltre sarebbero in corso trattative per la vendita all’Egitto di 24 caccia multiruolo Eurofighter e per 20 aerei addestratori M346. Si tratterebbe, a detta di molti esperti ed analisti, del <strong>maggiore contratto per forniture militari mai rilasciato dall’Italia dal dopo-guerra</strong>. Contratto con un Paese, come l’Egitto, che non fa parte delle alleanze politico-militari dell’Italia: proprio per questo, <strong>è necessario che il governo riferisca in Parlamento</strong> in merito alla conformità di queste forniture militari con la politica estera e di difesa del nostro Paese.</p>
<p>Il Ministero degli Esteri ed il Governo infatti possono anche non concedere l’autorizzazione alla fornitura e all’esportazione di questi sistemi militari all’Egitto nonostante siano già state autorizzate ed abbiano preso avvio le trattative commerciali relative. Tale diniego non contrasta con l’autorizzazione preliminare ed è ancora possibile perché – come ha spiegato in una <a href="https://disarmo.us14.list-manage.com/track/click?u=fa5bab19e0386a407221c9180&amp;id=3f950a1aa4&amp;e=83890a8716" target="_blank">recente audizione</a> il direttore dell’Autorità nazionale UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento), si tratta di due atti diversi tanto che solo “il 2,5 per cento del valore autorizzato come trattativa poi si traduce in reali contratti” nel campo dell’export militare.</p>
<p>“<strong>Invitiamo tutte le forze politiche</strong> – conclude la nota di Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace – a chiedere al Ministro degli Esteri di riferire in parlamento e a <strong>manifestare la propria contrarietà</strong> alle nuove forniture militari all’Egitto. E’ indispensabile una <strong>chiara presa di posizione da parte del Parlamento ed un atto di discontinuità da parte dell’attuale Governo. </strong>Va ricordato come nel 2019 l’Autorità nazionale UAMA abbia autorizzato l’esportazione all’Egitto di oltre 871 milioni di euro di  sistemi militari, in gran parte per la fornitura di 32 elicotteri (24 elicotteri AW149 più otto AW189) prodotti dalla divisione elicotteri della società a controllo statale Leonardo: un’autorizzazione rilasciata probabilmente dal precedente governo Conte I ma comunque realizzata senza alcun tipo di consultazione formale con il Parlamento”.</p>
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		<title>Dichiarazione in occasione del 5° anniversario dell’inizio dell&#8217;intervento militare  in Yemen</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 10:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Riconversione RWM]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Finanza Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento dei Focolari]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rete della Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Italiana per il Disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Giornata di azione contro le vendite di armi europee alla Coalizione saudita,  nel quinto anniversario dell’inizio dei bombardamenti aerei ➡ Azioni di protesta virtuale per ricordare la “guerra dimenticata” nello Yemen, nel quinto anniversario dell’inizio dei bombardamenti Attivisti e &#8230; <a href="http://www.tavolapacevallebrembana.org/2020/03/26/dichiarazione-in-occasione-del-5-anniversario-dellinizio-dellintervento-militare-in-yemen/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tavolapacevallebrembana.org/wp-content/uploads/2020/03/Yemen-war-made-in-europe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-505" alt="yemen-war-made-in-europe" src="http://www.tavolapacevallebrembana.org/wp-content/uploads/2020/03/Yemen-war-made-in-europe.jpg" width="370" height="136" /></a><br />
Oggi Giornata di azione contro le vendite di armi europee alla Coalizione saudita,  nel quinto anniversario dell’inizio dei bombardamenti aerei ➡ Azioni di protesta virtuale per ricordare la “guerra dimenticata” nello Yemen, nel quinto anniversario dell’inizio dei bombardamenti</p>
<ul>
<li>Attivisti e Ong di 10 paesi europei (e in Italia la Coalizione di organizzazioni della società civile che lavora continuamente dal 2015) criticano le esportazioni di armi europee verso la Coalizione militare guidata dai sauditi</li>
<li>Negli ultimi anni i governi europei hanno concesso licenze di armamenti per un valore di 42 miliardi di euro verso la Coalizione saudita</li>
</ul>
<p><span id="more-504"></span>La notte del 25 marzo 2015, la Coalizione militare guidata dai sauditi lanciò il suo primo attacco contro lo Yemen. La guerra che infuria da allora nel Golfo di Aden è descritta dalle Nazioni Unite come “il peggior disastro umanitario causato dall’uomo”. Solo nel 2019, ci sono stati più di 3.000 decessi diretti e 24 milioni di persone dipendono attualmente dall’aiuto umanitario.<br />
Dal 2015 tutte le parti coinvolte nel conﬁtto hanno commesso gravi e ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario. Le forze Huthi, che controllano buona parte dello Yemen, hanno bombardato indiscriminatamente centri abitati e lanciato missili, in modo altrettanto indiscriminato, verso l’Arabia Saudita. La Coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che appoggia il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale, continua dal canto suo a bombardare infrastrutture civili e a compiere attacchi indiscriminati, che uccidono e feriscono centinaia di civili.</p>
<p>Tutte le parti in conﬂitto hanno soppresso la libertà d’espressione ricorrendo a detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, maltrattamenti e torture. La popolazione civile è intrappolata nel conﬂitto e sopporta le conseguenze peggiori. Tra morti e feriti, le vittime di questi cinque anni sono state oltre 233.000. Sono invece 12.366 i morti tra la popolazione civile tra il 25 marzo 2015 e il 7 marzo di quest’anno. La crescente crisi umanitaria ha portato circa 14 milioni di persone alla fame, e in cinque anni di conﬂitto ha fatto aumentare di 4,7 milioni il numero di persone sui 17 totali (di cui 7 in modo acuto) che soﬀrono di insicurezza alimentare. La situazione è stata esacerbata da anni di cattivo governo, che hanno favorito la diﬀusione della povertà e dato luogo a immense soﬀerenze.<br />
Inevitabilmente, data la natura prolungata del conﬂitto e l’uso di tattiche militari illegali da parte di tutti i soggetti coinvolti, l’assistenza alla popolazione civile è a un punto di rottura. La sopravvivenza di circa 24 milioni di yemeniti dipende dall’assistenza umanitaria.  Inoltre un nuovo problema si proﬁla all’orizzonte: se in Italia il Covid-19 sta provocando la più grave emergenza sanitaria ed economica dalla ﬁne della seconda guerra mondiale, non riusciamo davvero ad immaginare le conseguenze del contagio in un paese distrutto e poverissimo come lo Yemen. Un Paese in cui solo il 50% delle strutture sanitarie è in funzione, essendo gli ospedali ancora bombardati, l’80% della popolazione non ha quasi nulla, si contano milioni di sfollati e si sono già registrati oltre 2,3 milioni di casi di colera. Se la nuova pandemia da Covid-19 colpisse lo Yemen, gli eﬀetti sarebbero devastanti e si potrebbe veriﬁcare una crescita esponenziale di casi, che andrebbero a sommarsi a quelli di colera che già riguardano milioni di persone.</p>
<p>Un’ampia alleanza di campagne, gruppi, movimenti e Ong della società civile di dieci paesi europei – tra cui l’Italia – rinnova in questo anniversario la richiesta di porre ﬁne alle vendite di armi destinate ad alimentare questo drammatico conﬂitto e di fermare qualsiasi ruolo degli stati europei nella soﬀerenza causata alla popolazione yemenita. Infatti solo tra il 2015 e il 2018 i governi europei hanno concesso licenze per 42 miliardi di euro di armi in controvalore alla Coalizione a guida saudita, che le ha utilizzate nel conﬂitto dello Yemen.<br />
Solo recentemente alcuni stati hanno introdotto limitazioni alla vendita di armi. In alcuni paesi queste si estendono anche gli Emirati Arabi Uniti, ma spesso esistono ancora delle lacune in queste decisioni. Le fabbriche di armi stanno facendo pressione sui singoli governi per giungere ad una prossima eliminazione delle restrizioni nazionali esistenti, sebbene la guerra non abbia perso nulla della sua brutalità.<br />
Per questo motivo le organizzazioni della società civile avevano organizzato per oggi una “Giornata di azione” europea pianiﬁcando eventi, ﬂash mob e spettacoli contro le esportazioni di armi verso gli stati in guerra nello Yemen, purtroppo ora cancellati a causa della pandemia di Covid-19. La mobilitazione si è quindi trasformata in una serie di proteste virtuali che vengono proposte a cittadini ed attivisti: una foto con lo slogan “Stop Arming Saudi – Basta armi in Yemen”, la condivisione della richiesta delle nostre organizzazioni e il rilancio delle infograﬁche sul conﬂitto pubblicate oggi, l’uso di hashtag come #StopArmingSaudi e #StopBombingYemen sui social, rilanciando quanto pubblicato dalle organizzazioni promotrici di tutta Europa.</p>
<p>La richiesta è chiara: imporre un embargo sulle armi in tutta l’Unione europea nei confronti di  tutti gli stati membri della Coalizione guidata dai sauditi e tutte le parti in causa nel conﬂitto. Questo embargo non dovrebbe consentire alcuna eccezione per le licenze di esportazione già concesse o le consegne di componenti nell’ambito di progetti comuni europei.<br />
Amnesty International Italia – Comitato Riconversione RWM – Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari – Oxfam Italia – Rete Italiana per il Disarmo – Rete della Pace<br />
A livello europeo prendono parte all’azione le seguenti organizzazioni:<br />
CAAT, Regno Unito</p>
<p>Urgewald, Germania<br />
Ohne Rüstung leben, Germania<br />
Stop Wapenhandel, Paesi Bassi<br />
Vredesactie, Belgio<br />
Centre Delàs per la Pau J.M. Delàs, Spagna<br />
NESEHNUTÍ, Repubblica Ceca<br />
Agir pour la Paix, Belgio<br />
Svenska Freds, Svezia<br />
Sadankomitea, Finlandia<br />
Stop Fueling War, Francia<br />
Aktion Aufschrei, Germania<br />
DFG-VK, Germania</p>
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